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Dicembre 2010: cronostoria del progetto comunità residenziale di famiglie Stampa

 


Dicembre 2010

 

 

La nostra storia come ‘Laici Comboniani’ ha avuto inizio ormai circa 10 anni fa.

Anni 2000-2003 abbiamo vissuto il cammino GIM, incontrato i Comboniani, S. Daniele Comboni, e la Missione, e con questi metri abbiamo misurato le nostre vite. Già al termine del cammino di discernimento GIM in molti maturava l’idea di sperimentare la vita comunitaria come mezzo per vivere nella quotidianità un po’ di vangelo.

L’anno 2005-2006 è stato il primo anno ufficiale del cammino del nostro gruppo come laici comboniani di Venegono, in contemporanea il progetto comunità andava sempre più delineandosi.

È del luglio 2006 il documento “progetto comunità Laici Venegono” in cui abbiamo condensato le fondamenta della comunità, motivazioni, obiettivi, caratteristiche. Quel documento rimane per noi valido ancora oggi. È sempre del luglio 2006 una lettera ufficiale in cui chiedevamo al superiore provinciale dei Missionari Comboniani e quindi alla Provincia italiana un parere sull’ipotesi di destinare una parte del castello di Venegono per la realizzazione della comunità. Ne seguì un dialogo costruttivo con p. Alberto Pelucchi in cui concludemmo che in quel momento l’Istituto comboniano non era nelle condizioni di decidere sulla sorte del castello. Prendemmo anche in considerazione la casa di Rebbio e quella di Gozzano, la prima non aveva gli spazi necessari, e la seconda era troppo fuori zona per noi.

Ad inizio 2007 dunque preparammo una ‘lettera per le parrocchie’ in cui veniva raccontato il progetto con l’obiettivo di raccogliere ipotesi su eventuali strutture che le parrocchie potevano mettere a disposizione. Presentammo la lettera per primo al Vicario di zona don Luigi Stucchi e poi a varie parrocchie. Da questa ricerca emerse la disponibilità a Gorla Maggiore di uno stabile da ristrutturare di proprietà di una Fondazione legata alla parrocchia. Era giugno 2007. Effettuammo i primi passi: la proprietà fece eseguire una verifica strutturale in cui venne appurata la stabilità dei muri perimetrali. I lavori di restauro erano comunque molti: rifacimento solette, tetto, vespai, più impianti e tutto il resto per un totale di preventivo attorno ai 600mila euro. Cominciammo a dialogare con i vari attori: Fondazione, parrocchia, comune, Comboniani. Sin da subito coinvolgemmo ACF/MCF con cui alcuni del nostro gruppo avevano da alcuni anni iniziato il percorso dei gruppi di condivisione. La strada si dimostrò da subito lunga e complessa ma con pazienza ci impegnammo a portare avanti un passo alla volta.

È dell’ottobre 2007 l’atto costitutivo della nostra associazione denominata “Combinazione”: tra gli scopi anche la realizzazione di una comunità di famiglie. Ad inizio 2008 trovammo un accordo con MCF: la nostra associazione poteva iscriversi come associata ad MCF. MCF avrebbe fatto da intermediaria e quindi intestataria del contratto di comodato per poi girare la struttura in sub-comodato alla nostra associazione. Questo accordo è valido ancora oggi.

Nel maggio 2008 organizzammo un incontro in cui erano presenti comune, parrocchia, Fondazione, Comboniani, MCF e naturalmente noi come associazione: tutti espressero la propria dichiarazione di intenti nel realizzare il progetto. Nel novembre 2008 arrivammo ad un primo disegno concreto in cui si ipotizzava l’abbattimento di alcune aree per riuscire a ridurre i costi: si ipotizzava di mettere in sicurezza lo stabile e sistemare inizialmente il piano terra per un totale di 300mila euro. Veniva lasciato ad una seconda fase il primo piano ed un eventuale secondo stabile. Il piano economico prevedeva un contributo della Fondazione proprietaria di circa 150mila euro, 150mila euro da parte della nostra associazione, il resto da trovare tramite Fondazioni/donazioni, eventuale contributo del comune. Il nostro apporto economico era composto da 55mila euro provenienti dalla disponibilità delle famiglie interessate ad abitare nella comunità, per la parte restante iniziammo un dialogo con l’Istituto comboniano per capire come potevamo essere aiutati.

A metà 2009 arrivammo all’accordo che l’Istituto comboniano ci avrebbe sostenuto con un contributo a fondo perduto di 30mila euro e con un prestito di circa 70mila euro a tasso zero.

È del luglio 2009 un ulteriore disegno che includeva l’intervento del comune interessato alla realizzazione di un passaggio pedonale ed un parchetto ad uso pubblico nel cortile anteriore con la conferma di un contributo comunale a fronte della restituzione delle aree edificabili demolite: 100mila euro. Per contro, però, il computo metrico per l’intera struttura era passato a circa 800mila euro. A questo punto però lo stop temporaneo: il comune richiedeva come requisito la richiesta di svincolo delle Belle Arti. La pratica si preannunciava lunga, ma da una parte non era evitabile, dall’altra sembrava che l’ottenimento dello svincolo avrebbe sensibilmente ridotto i costi.

Così arriviamo ad ottobre 2010, con il giungere del tanto sospirato svincolo e lo studio di un ultimo disegno. Purtroppo il computo metrico tenendo conto degli spazi minimi da noi richiesti: 3 trilocali, 1 bilocale, 1 monolocale, 1 salone comune, una mansarda per l’accoglienza è passato a circa 1milione di euro. I benefici dello svincolo delle Belle Arti si sono rivelati nulli in quanto il comune richiede comunque che alcune caratteristiche architettoniche vengano preservate. Abbiamo quindi chiesto preventivi esecutivi che ci hanno purtroppo confermato l’entità del costo dell’intervento. Ad aggravare la situazione i pareri negativi sull’intervento di ristrutturazione, troppe incognite, meglio la demolizione per poi ricostruire.

Davanti a questa cifra così imponente e così lontani dalla disponibilità economica a disposizione a malincuore ci troviamo a mettere la parola fine all’ipotesi di Gorla Maggiore.

Di certo però non al progetto comunità che ancora con maggior convinzione desideriamo portare avanti cercando altre soluzioni. Nel nostro cammino non ripartiamo da zero ma facciamo tesoro dell’esperienza accumulata in questi anni di tutti i passi sin qui compiuti. In vista di ripartire su una futura struttura: rimane valido l’accordo con MCF, chiediamo conferma all’Istituto comboniano del supporto economico concordato.

Abbiamo già ricominciato la ricerca di possibili strutture e soluzioni.

Ripartendo nella ricerca di strutture una delle ipotesi che vorremmo riconsiderare è il castello di Venegono. L’ipotesi si è venuta a delineare in dialogo con p. Livio attuale superiore di Venegono. Da molto tempo ormai si rimanda una decisione sul futuro del castello. Crediamo sia una scelta ‘urgente’: per interesse comune, dell'Istituto comboniano, del gruppo laici, del castello stesso come luogo vissuto. Proponiamo di preparare un piano di medio-lungo periodo:
- quantificando gli interventi strutturali che la struttura richiede per il suo mantenimento
- quantificando i costi di gestione annuali a interventi di manutenzione straordinaria conclusi
- destinando varie aree del castello ad uno specifico utilizzo: comunità religiosi, comunità laici, accoglienza gruppi, GIM, sedi di associazioni,...
Solo con un piano serio e completo ci saranno gli elementi per valutarne la sostenibilità/fattibilità e prendere dunque una decisione.

Chiediamo al nuovo Consiglio della Provincia italiana un parere sulla percorribilità di questa strada e ci offriamo per collaborare nella stesura di un piano di ‘rigenerazione del castello’ che possa essere valutato e discusso in tempi ragionevolmente brevi (nel corso del 2011).

 

Il gruppo Laici Comboniani di Venegono

 


Combinazione Onlus - associazione di volontariato - c.f.: 90035090126